venerdì 30 maggio 2014

DISPERSIONE DEI RIFIUTI IN NATURA-Pescatori campeggiatori

Questo è quello che troviamo nelle golene dove si pesca nel Po. Legambiente Delta del Po


Pescatori campeggiatori sul Delta del Po. Il fenomeno è sempre più devastante.

Basta fare una passeggiata per le rive dei nostri fiumi e ci accorgiamo senza fatica della  grande quantità di sacchetti di plastica pieni di rifiuti, la causa e dei soliti incivili? Non solo loro, si è aggiunto un fenomeno nuovo, anche se dura da alcuni anni: i pescatori campeggiatori dell'est. Anche se l’intento era di nasconderli fra la vegetazione i sacchetti di rifiuti dei campeggiatori-pescatori sono abbandonati come mai. Ne apriamo qualcuno e troviamo prodotti stranieri, di marche difficili da pronunciare e da leggere, provenienti da paesi dell’est europeo. Queste discariche si trovano nei pressi dei luoghi più ambiti alla pesca, fra boschetti e isolette del Po, ma anche il Collettore Padano e tutti i fiumi dove si pesca il siluro.
Non si tratta più di un fenomeno sporadico come 4/5 anni addietro, oramai sono  centinaia di accampamenti diffusi su tutto il Delta, ogni giorno, comprese le zone del parco e anche d'inverno. I pescatori locali denunciano il depauperamento della fauna, ma anche l'impossibilità di lavorare, perché viene a mancare il pesce. Molti metodi di pesca sono fuori legge, fra cui le scariche elettriche, reti abusive e in questo modo non può salvarsi nulla. Personalmente vedo molti campeggi, ne ho visto uno con 7 tende e vari auto e furgoni, coprivano 200 metri e ho pensato a una gara di pesca.
In questo caso ci troviamo ad Adria sul Collettore Padano in zona Piantamelon. La scena è sempre la stessa, un furgone con cassone di carico parcheggiato sopra l’argine, 3 tende in riva al fiume, canotti, e una grande quantità di attrezzatura, immondizie sparse, recipienti e tanto altro. Naturalmente l’argine è scavato con il badile per costruire gli scalini, facilitando salita e discesa, specie quando piove, così se viene una piena trova subito una breccia per erodere la sponda. A poche decine di metri, troviamo il boschetto diradato, 4 alberi troncati dalle motoseghe e anche molti rami di altri alberi ancora vivi, forse i bastoni servono per la pesca abusiva, infatti, i canotti che hanno questi "pescatori": servono per mettere le multi lenze da una sponda all’altra del fiume e le fissano con dei paletti ricavati da alberi. Le canne da pesca sono posizionate solo per bellezza. In quel boschetto diradato c’è una vera discarica di materiali che sono rifiuti di tutti i generi, molto spesso prodotti stranieri dell’Europa dell'est. In poco tempo mi rendo conto di 5 reati gravi che di solito si sanzionano: dispersione dei rifiuti in natura, pesca abusiva, scavo abusivo dell'argine, taglio di alberi a scopo di pesca, campeggio abusivo, almeno nei territori del Parco del Delta.
Che fare?, Ho fotografato tutto e poi ho chiamato la Polizia, la Polizia mi da il numero della Polizia Provinciale che impossibilitata ad intervenire, rimanda al mattino. Stiamo cercando di capire chi può intervenire e abbiamo parlato con la Forestale, con i Carabinieri e i Vigili Urbani del territorio e anche la Guardia di Finanza e naturalmente con le autorità politiche della zona. Purtroppo i regolamenti e gli strumenti non sono a vantaggio delle autorità, manca un regolamento moderno e chiaro. Forse bisognerebbe partire dai permessi di pesca temporanei e dalle licenze di pesca. Un permesso di una settimana di pesca, che viene rilasciato all'Ufficio Provinciale caccia e pesca, costa molto poco, credo 10/15 euro. Ma cosa costa alla comunità risolvere i problemi dell'immondizia dispersa in natura e della desertificazione ittica? Quanto costa alle spiagge raccogliere i rifiuti e portarli in discarica?
La scorsa stagione, molto piovosa, sul litorale di Iesolo si sono spesi 3 milioni di euro per smaltire i rifiuti della piena dei fiumi. 
Circolo Legambiente Delta del Po


domenica 25 maggio 2014

mais ogmDa almeno un decennio i giornali italiani parlano di OGM, riportando sempre le stesse notizie: da un lato tutti i sondaggi indicano che gli italiani sono massicciamente contrari agli OGM e dall’altro dicendo che chi vi si oppone è un oscurantista, un luddista, un antiscientista a priori. A partire dagli ambientalisti.
Ma ne parlano, talvolta, anche le Istituzioni e le Associazioni ambientaliste e dei produttori: le prime di solito per lanciare roboanti proclami, le seconde per confermare che il modello non è utile per l’Italia, le terze per ribadire quello che, fin’ora, ha tenuto lontane le coltivazioni dai campi del Veneto e dell’Italia: il principio di precauzione.
Nell’ultimo anno la questione ha subito un’accelerazione preoccupante sul piano democratico, prima che ambientale.
A seguito di una coltivazione in campo aperto portata avanti (illegalmente secondo Legambiente e la Coalizione Liberi da OGM) in Friuli Venezia Giulia è avvenuta una contaminazione di DNA genetico, portato da insetti impollinatori e dal vento, attorno a quei campi. Il Corpo Forestale ha rilevato che nell’area adiacente le contaminazione era presente fino al 10% e si può dunque ipotizzare che nell’arco di un km attorno a quei campi tutte le coltivazioni di mais superino lo 0,9% di contenuto OGM, oltre al quale un prodotto deve essere etichettato come OGM. Ne deriva che il lavoro di un’azienda che da anni persegue un suo percorso di qualità andrebbe a monte per il solo fatto di trovarsi in prossimità di un’azienda che utilizza OGM. Questo lede, di fatto, la libertà di coltivare ciò che si vuole. Entro una decina di anni questo inquinamento strisciante porterebbe pressoché la totalità delle aree vocate a mais in pianura padana ed in Italia a superare la soglia dello 0,9%, rendendo di fatto impossibile per il consumatore l’acquisto di prodotti derivati da coltivazioni free OGM.
Ma  se nessuno lo vuole, se è illegale e se è un atto così violento sui diritti altrui, come mai avviene?
La spiegazione risiede nella grande confusione normativa ed interpretativa italiana, che a norme europee molto favorevoli agli OGM non ha mai opposto, quando si poteva, la cosiddetta clausola di salvaguardia (usata per esempio dalla Francia). Tale mossa non è mai stata attuata perché il centro destra (con l’esclusione della destra storica) ed una parte molto influente del PD sono favorevoli agli OGM. Senza accordo politico, quindi, non c’era possibilità di escluderli ma, al massimo, come fece il Ministro Orlando l’anno scorso, vietarne la coltivazione temporaneamente. Su tale decreto pende la spada del TAR, a cui si sono rivolti gli agricoltori proOGM (a cui negli anni non sono mai mancati i soldi per fare ricorsi e cause) e d’altronde proprio la mancanza di sanzioni in quel decreto è la ragione per cui la Regione FVG ha ritenuto di non poter intervenire per bloccare le semine di mais OGM nel suo territorio.
In realtà secondo il Ministero e secondo l’interpretazione dei legali della Coalizione Liberi da OGM, il quadro normativo esistente, seppure confuso, è sufficiente a mettere nelle condizioni le Regioni, attraverso il Corpo Forestale dello Stato, di bloccare le semine o di distruggere le coltivazioni OGM nel territorio italiano. L’unica soluzione normativa appare essere quella di realizzare norme restrittive sulla coesistenza che rendano impossibile la coltivazione di OGM sul territorio veneto: questo sarebbe però una paradossale ammissione legale del concetto della coesistenza pacifica delle coltivazioni OGM con quelle non OGM, che per Legambiente è assolutamente impossibile.
A fare le spese di questo ginepraio giuridico sono i cittadini veneti che anche comprando prodotti della tradizione rischiano comunque di incappare in OGM (dal grana padano che utilizza latte prodotto da vacche alimentate con mais e soia OGM importati dall’estero fino alla soppressa vicentina o il prosciutto di Montagnana).
Una speranza è riposta nelle parole del neo ministro Messina, che a Bruxelles martedì scorso si è schierato in favore di una revisione normativa che consenta agli Stati di dichiararsi contrari alla coltivazione nel proprio territorio. Se nel semestre italiano si riuscirà ad avere una tale modifica, il governo Renzi avrà la possibilità di fare un atto storico per l’agricoltura e per il cibo Made in Italy. Intanto il problema più pressante è come fermare le semine transgeniche di mais, che tra meno di un mese potrebbero avvenire in Veneto.
Davide Sabbadin, responsabile agricoltura Legambiente  Veneto

Auguri ai candidati legambientini


scheda-elettorale-padovaTre responsabili di Legambiente Padova, attivi con noi da molti anni, esponenti del volontariato padovano, si candidano alle elezioni del 25 maggio. Devis Casetta e Tiziana Mazzucato alle amministrative, Davide Sabbadin alle Europee.
A loro va l’augurio del Direttivo: infatti è sempre buona cosa quando le ragioni dell’ambientalismo vengono fatte proprie dalla politica; in questo caso meglio, perché stiamo parlando di persone che da anni hanno fatto con noipubbliche battaglie o avanzato proposte innovative.
Questo fatto è l’occasione per precisare la posizione della nostra associazione in merito alla prossima tornata elettorale.
Legambiente è un’associazione autonoma ed indipendente da ogni partito o lista, a cui aderiscono in città circa mille soci di ogni orientamento politico. Ma Legambiente non è indifferente alla politica, in particolare quella che ci riguarda più da vicino: l’amministrazione del nostro Comune. Ilconfronto, e quando necessario, il conflitto, con la Giunta affinché attui le scelte migliori in campo ambientale è stata, è, e sarà sempre una costante della nostra Associazione. A dimostrazione di questo ricordiamo che con alcuni rappresentanti dell’amministrazione in scadenza abbiamo avuto modo di collaborare in questi anni. Citiamo l’assessore all’Ambiente Marina Mancin, quello al Verde Andrea Micalizzi, la Presidente del Consiglio Daniela Ruffini, l’assessore alla Cultura Andrea Colasio, il Presidente del C.d.Q. 5 Francesco Pavan.
Legambiente si augura che dalle prossime elezioni comunali emergano un Sindaco ed un’amministrazione di svolta, che rompendo con il modo di governare degli ultimi decenni mettano ambiente e qualità urbana al centro delle scelte amministrative.
Per questo con la campagna “Via le mani dalla città”, con il concorso di altre Associazioni, stiamo raccogliendo moltissime firme per chiedere ai candidati a sindaco impegni precisi per la sostenibilità ambientale e la qualità urbana della città.
Precisato tutto ciò, il Direttivo di Legambiente Padova coglie l’occasione per fare i migliori auguri ad alcuni autorevoli dirigenti del circolo di Padova che per scelta personale hanno deciso di candidarsi: Devis Casetta, Tiziana Mazzucato e Davide Sabbadin.
Devis Casetta, da sempre responsabile del settore rifiuti di Legambiente Padova e di Legambiente Veneto è stato nominato capolista di Padova 2020 per Francesco Fiore Sindaco. Il suo impegno si è rivolto anche al campo dell’urbanistica (dal 2004 al 2009 è stato Presidente della commissione urbanistica del C.d.Q. 4). Questo decennale impegno garantisce che se Casetta verrà eletto, porterà avanti con serietà le battaglie di cui si è sempre reso protagonista.
La giovanissima Tiziana Mazzucato, laureata in storia e tutela dei beni culturali, è responsabile del gruppo di Salvalarte di Legambiente, i cui volontari si battono per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico cittadino, tra l’altro tenendo aperti al pubblico gratuitamente diversi monumenti a Padova: Torre dell’orologio, Reggia Carrarese, oratorio di Santa Margherita, Scuola della Carità. Mazzucato ha scelto di portare avanti il suo impegno per la cultura e la Padova dell’Arte nella lista di Scelta Civica con Colasio, attuale assessore alla cultura.
Il terzo augurio è per Davide Sabbadin, responsabile energia ed agricoltura di Legambiente Veneto, ideatore dei gas solari, globetrotter fra Veneto e Fiuli di decine di iniziative e conferenze contro gli OGM, candidato alle elezioni europee per Green Italia – Verdi Europei realtà che rappresenta a livello nazionale l’importante forza dei Verdi Europei.
A tutti e tre va il caloroso in bocca al lupo del Direttivo di Legambiente: siamo lieti che realtà politiche diverse si facciano contaminare dagli ambientalisti e dall’ambientalismo, perchè più saranno presenti nei consigli rappresentanti attenti all’ambiente e alla cultura, più la nostra missione di associazione avrà avuto successo.
Il direttivo di Legambiente Padova