mercoledì 26 febbraio 2014

L’indispensabilità del dialogo.



Quando i primi concetti ecologici cominciavano a diffondersi in tutta Italia si era considerati come una stranezza, per essere eufemistici. Adesso, che l’ambiente e le scienze ecologiche si sono fra virgolette diffuse, Comuni e politici si trovano ad affrontare il primo problema di ogni comunità. Negli ultimi trent'anni il problema dell’ambiente è diventato importante quanto quello del lavoro e spesso le due cose vanno di pari passo e non si può affrontarne uno senza affrontare anche l’altro. Lavoro e salute, sono due soggetti che vanno assieme e non si possono distinguere, in definitiva, non possiamo privilegiare il lavoro o l’ambiente, poiché l’uno è imprescindibile dell’altro.
Nel dibattito di questi anni, quelli che non hanno capito questo nuovo concetto: quello dell’ecologia, sempre più importante, si sono trovati a non capire ed interpretare il futuro, spesso non hanno nemmeno accettato il dialogo per capire le esigenze dell’altro, pensando che la sua ragione fosse la più importante.
Nei Comuni le generazioni di politici a poco a poco si sono informate, hanno appreso che le ragioni di frane, inondazioni, rifiuti e qualità del territorio: non sono causate da disgrazie, ma dalla nostra responsabilità. E’ proprio in questi anni, che la politica ha raccolto questo dato. Prima, pensando solo a 5/6 anni addietro, la cultura ecologica era compresa da pochi politici, ne conosciuta, anche perché è una scienza vasta e complessa e ha bisogno di molto studio.
L’ecologia e la cultura ambientale si è fatta strada con le sue ragioni e con la sua logica razionale, bisogna solo dare il tempo per essere compresa, data la sua complessità.
Ci sono ancora forze e visioni del futuro, che non si accettano e si dividono, rifiutando il dialogo, anzi urlano le loro ragioni senza sentire quelle dell’altra parte. Questo è lo stile che non porta risultato, si continuerà ad avere fabbriche che inquinano, consumo del territorio e l’aria irrespirabile, mentre la salute diminuisce progressivamente.
La rivoluzione silenziosa di Legambiente è proprio in questo dialogo continuo per far conoscere e agisce con esempi concreti di nuovi stili di vita. I risultati sono stati enormi, anche se non sufficienti per risolvere i problemi, ma quello che sta accadendo e sotto gli occhi di tutti. Praticamente ogni cittadino è in grado di cambiare le cose, praticando il risparmio energetico, pretendendo di lavorare in condizioni salubri, esigendo e scegliendo cibo sano, volendo respirare aria pulita, costruire la casa in luogo sicuro e interferendo il meno possibile con le esigenze della natura, imprenditori capaci di produrre con materiali da riciclo, energia prodotta in maniera pulita, coltivatori che producono in biologico. Insomma, una vera rivoluzione, che tutti possono fare, da soli o in condivisione.
Questo dialogo è un percorso umano di miglioramento interiore e di progresso sociale incredibile, le esigenze ecologiche vanno solo divulgate e fatte comprendere, con il tempo sono accolte e recepite, per la loro intelligenza e logica inequivocabile.
Certo, bisogna anche lottare con certe situazioni selvagge, dove le amministrazioni non hanno ancora capito l’importanza del lavoro pulito o del verde pubblico, del pericolo idrogeologico, del consumo di territorio, le esigenze di salute o il semplice concetto che chi inquina deve pagare il ripristino del danno, ma le cose stanno rapidamente cambiando, anche nella politica è sempre più accettato uno stile ambientale rispettoso, perché i politici si stanno informando e devono digerire e considerare necessarie e valide le pratiche ecologiche che sono a salvaguardia non solo del territorio, ma anche per tutti noi.
Circolo Legambiente Delta del Po

giovedì 13 febbraio 2014

M'illumino di meno

Siete tutti invitati, ci sarà anche una spiegazione di 15 minuti sul risparmio energetico della casa da parte di ERMES BOLZON.

martedì 4 febbraio 2014

Costa adriatica, estremo rischio idrogeologico:

 E' una città lunga 1470 chilometri

L'allarme arriva da un nuovo studio: l'urbanizzazione nella fascia costiera a ridosso del mare è aumentata del 300% in 50 anni, perfino del 400% in alcuni comuni. La soluzione. "L'insediamento litoraneo, deve essere bloccato, in tutta Italia". Anche perché non è difficile prevedere che i disastri naturali si intensificheranno
LA COSTA ADRIATICA (che rappresenta il 6% della costa mediterranea, il 17% di quella italiana) è praticamente una città lunga 1470 chilometri. La massiccia urbanizzazione avvenuta negli ultimi cinquanta anni la rende ora gravemente vulnerabile, sempre più spesso le piogge si traducono in un disastro. In un momento in cui la penisola sembra squagliarsi sotto piogge: 
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http://www.repubblica.it/ambiente/2014/02/03/news/studio_coste_italiane-77580886/

Stop al cemento per contrastare le alluvioni

Legambiente: stop al cemento per contrastare le alluvioni

vialemaniLegambiente Padova torna in piazza con la cartolina Via le Mani dalla Città, per chiedere ai candidati Sindaco alle prossime elezioni amministrative impegni concreti sul fronte ambientale, a partire dalla riduzione dell’abnorme capacità edificatoria prevista dal PRG e dal PAT comunale.
“Raccoglieremo le firme dei cittadini sulle cartoline al banchetto allestito in piazzetta Forcellini – dichiara Francesco Ranieri, studente IUAV e attivista Legambiente – in un quartiere che continua ad essere sottoposto a nuove lottizzazioni immobiliari, dove l’anno scorso è stato approvata la perimetrazione d’ambito del PUA Margherita tra via Filiasi e via Boccaccio con i suoi 41.000 metri cubi edificabili e dove, di recente, è stato presentato un nuovo piano per altri 140 appartamenti da costruire nei terreni del cuneo verde a fianco del parco Iris. Un’assurda colata di cemento che va assolutamente fermata”.
Anche il Comitato Iris, che da anni si batte per difendere l’area verde, aderisce all’iniziativa: “Questa è una zona che si allaga facilmente” afferma Ernesto Ginestri, portavoce del Comitato. “Il Comune ha detto che serve una nuova idrovora per scaricare l’acqua nel S. Gregorio, ma l’idrovora ancora manca e, anche se ci fosse, potrebbe essere inutile nel caso di una delle ormai sempre più frequenti piene del Bacchiglione. Abbiamo raccolto 5.000 firme, che chiedono di non edificare ancora in quest’area e siamo sconcertati dalla risposta del Sindaco Rossi affidata all’assessore Dalla Vecchia, con cui il Comune afferma di voler cambiare il progetto spostando le case di qualche decina di metri a nord, ma sempre all’interno della medesima area verde a rischio allagamenti”.
Alla campagna Via le Mani dalla città hanno aderito diverse associazioni e la cartolina è già stata sottoscritta da centinaia di cittadini, tra cui anche i candidati alle primarie del centro sinistra Francesco Fiore e Alessandro Zan, ed esponenti del centro destra come Maurizio Saia e Giampiero Avruscio.